Quante storie ci sono in una valigia smarrita?

In Lost & Found gli oggetti scompaiono. Cosa racconta una valigia smarrita secondo Nalini Vidoolah Mootoosamy?

La valigia smarrita può essere un oggetto molto potente: contiene identità, abitudini, sicurezza. Nel testo si trasforma quasi in un archivio di sé, un elenco che prova disperatamente a ricostruire una presenza che non c’è più. E allo stesso tempo è qualcosa di profondamente impersonale: milioni di valigie si perdono ogni anno, come se la perdita fosse un fenomeno sistemico, normalizzato. Questo mi colpisce molto. L’idea che dentro i grandi sistemi di circolazione – aeroporti, frontiere, centri di identificazione – tutto ciò che si muove possa improvvisamente smarrirsi: un bagaglio, una lingua, un’identità, una persona.

Credo che nel testo esista anche questo parallelismo sotterraneo. Da una parte gli oggetti che transitano e si perdono, dall’altra i corpi che attraversano confini nel tentativo di raggiungere un’altra vita. In entrambi i casi c’è qualcosa che viene registrato, classificato, spostato, o cancellato dal sistema.


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Lost&Found è nato su un nastro portabagagli?

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Cosa tiene insieme il bagaglio e l’uomo?