Di mani festarsi
di Jacopo Panizza (dal libro omonimo di Paco Jasa - Carlo Delfino Editore, 2023)
1872. A Nule, paesino sardo, la tessitura affonda radici lontane e il telaio scandisce il ritmo delle giornate. Sisinnia ed Elena Senes, sorelle di mezza età, ricominciano a tessere dopo un lungo periodo di interruzione. Collaborative intrecciano insieme i primi nodi di un tappeto. Tessere lo stesso disegno, lavorare in accordo non è facile: affiorano ruggini e competizioni. Litigano, dunque, rischiando di non completare l’opera. Tuttavia il tappeto, manufatto intriso di tradizioni ataviche, a modo suo fa capire di voler essere terminato. Le Senes ascoltano la voce silente del telaio e, seppur in conflitto, lo completano a modo loro, rammendando tensioni. 1990. Bandiagara, centro tessile del Mali e culla della civiltà Dogon. Il giovane Abire è attratto dall’Europa e, grazie alla complicità dell’amica svizzera Yäel, arriva clandestinamente in Sardegna. Qui trova rifugio in un cuile, dove dormono delle pecore e un cane. Il suo giaciglio di lana è proprio il tappeto storto delle Senes, evidentemente abbandonato dai discendenti come fosse una bruttura anziché un prodigio.
2016. Isa e Bitu vendono tappeti sardi e bogolan nel loro negozio a Nule. I due non sono sposati, ma hanno una figlia. L’uomo, non avendo mai regolarizzato il proprio ingresso nel Paese e con l’inasprimento delle norme sulla clandestinità dei primi anni 2000 riceve, per accumulo di pena, un mandato di fermo precautelare, salvo regolarizzazione della propria posizione legale. Dopo un confronto con la figlia decide di non sottostare alla logica del potere, considerandosi di fatto cittadino di Nule per relazioni consolidate sul territorio e partecipazione alla vita sociale. La comunità, infatti, si stringe intorno a Bitu, che si scopre essere lo stesso Abire giunto in Sardegna anni prima, ed evita il suo allontanamento. La figlia Carlotta, alle prese con sbalzi d’umore e preoccupazioni adolescenziali, rafforzerà ulteriormente il legame coi genitori e ne abbraccerà orgogliosa la storia.