Grazia
Ritrovata

un percorso di comunità globale

Progetto speciale MIC 2026

Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale, e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano

Nel centenario del Premio Nobel a Grazia Deledda, il progetto si accosta alla scrittrice come a una presenza ancora capace di interrogare il presente. La sua opera diventa punto di partenza per nuove scritture, traduzioni, letture, azioni performative, relazioni territoriali e connessioni internazionali. Desiderio, destino, colpa, libertà, appartenenza, marginalità, potere, condizione femminile, rapporto tra individuo e collettività: i temi deleddiani tornano come domande ancora aperte.

La Sardegna è il primo corpo del progetto. Terra, lingua, memoria, paesaggio; spazio attraversato da tensioni sociali, spirituali, politiche e culturali. Rebeccu, villaggio medievale che per due mesi diventa fulcro del lavoro, sarà luogo di residenza, ascolto, incontro e creazione. Da qui il progetto si estenderà agli enti partner che oltre al Comune di Bonorva coinvolge i Comuni di Ittireddu, Giave, Borutta, Cheremule — coinvolgendo biblioteche, abitanti, persone migranti, artisti, studiosi e pubblici diversi.

Il progetto si muove lungo tre direttrici non sempre slegate tra loro. La prima è letteraria e scientifica, legata allo studio dell’opera deleddiana, alla sua rilettura contemporanea e alla divulgazione locale e internazionale. La seconda è performativa e drammaturgica: Deledda viene interrogata attraverso residenze, laboratori, letture, scritture, musica, cinema, scena e traduzione. La terza è comunitaria e territoriale: il progetto si radica nelle tappe e nelle comunità che incontra, facendo della lettura, della voce, della cucina, della memoria e del racconto strumenti di partecipazione universale.

La Grazia ritrovata vive nell’universo femminile del progetto, partendo dal desiderio di dialogo con la comunità nativa e immigrata, con la diaspora sarda, con chi abita i luoghi e con chi li porta dentro da lontano per aprire la discussione in un contesto globale grazie all’universalità dei temi affrontati nella letteratura e dei tratti caratteristici dell’autrice. Da qui si vuole confrontare con il tentativo di riconoscere proprio nel confronto un dialogo globale che, anche giocando sui tanti significati della parola “Grazia”, ci offra l’occasione di considerare universalmente una forma possibile di unità, riparazione, ascolto, futuro, pace.

In questa direzione dalla Sardegna il percorso si aprirà poi verso New York, proprio in concomitanza con l’anniversario del Nobel, attraverso la collaborazione con il Martin E. Segal Theatre Center / CUNY e la  New York University trasformando il lavoro nato in Sardegna in una piattaforma di confronto internazionale aperta alla comunità globale e in grado di riunire studiosi e letterati esperti.

Ad accompagnare il percorso sarà un Comitato Scientifico composto da figure provenienti dalla letteratura, dalla traduzione, dal teatro, dal cinema, dal mondo accademico e dalle politiche culturali:

- Stefano Albertini professore di letteratura e cinema e direttore della Casa Italiana Zerilli-Marimò NYU; - Patrizia Asproni, manager culturale ed esperta di patrimonio e impresa culturale; - Marcello Fois, scrittore sardo di fama internazionale e autore di Quasi Grazia; - Frank Hentschker, direttore del Martin E. Segal Theatre Center; - Giancarlo Lombardi, professore di Letteratura comparata al CUNY Graduate Center; - Dino Manca, filologo e studioso di letteratura italiana e sarda; - Marisa Ostolani, giornalista e promotrice culturale legata alla memoria di Deledda a Cervia; - Sonita Sarker, studiosa di letteratura, studi femministi e postcoloniali; - Sanaz Toossi, drammaturga, sceneggiatrice e vincitrice del Premio Pulitzer 2023 (Drama); - Martha Witt, traduttrice di Deledda in inglese per Italica Press.

Il percorso in Sardegna

La parte sarda di Grazia ritrovata si sviluppa tra settembre e novembre 2026 come un processo diffuso di residenze, laboratori, incontri pubblici, letture, traduzioni, musica, cucina, ritualità e restituzioni.

Nell’arco di questi due mesi il progetto coinvolgerà una comunità temporanea ed eterogenea, in cui arte visiva e design, studi comparati, traduzione, arti performative, curatela, scrittura e territori si incontrano in una rete di presenze che verrà progressivamente definita. Il percorso sarà accompagnato da azioni di tutoraggio e documentazione, pensate per seguire il lavoro degli artisti, custodire le tracce dei processi attivati e costruire un archivio di materiali, testimonianze, immagini, suoni e riflessioni.

Rebeccu sarà il centro simbolico e operativo. Da Rebeccu, il progetto si aprirà a un territorio più ampio, coinvolgendo almeno cinque comuni del Meilogu e del Logudoro e le rispettive comunità.

Richiami

Il primo movimento sarà affidato a Ischeliu, il percorso di residenza dedicato agli artisti sardi emigrati o discendenti, sostenuto dalla Fondazione di Sardegna e giunto alla sua quinta edizione. Quest’anno Ischeliu diventa la soglia d’ingresso nel dialogo con Grazia Deledda. La domanda che apre il progetto è semplice e profonda: che cosa resta, si trasforma o ritorna dell’identità sarda quando viene vissuta dalla distanza, dalla diaspora, dall’eredità familiare o da un’appartenenza non più lineare?

La residenza vedrà lavorare insieme Maria Luisa Usai, performer, autrice e regista di progetti multidisciplinari, e Alessandro Olla, artista sonoro e docente di musica elettronica. Due artisti sardi emigrati accompagneranno un gruppo di dieci artisti sardi emigrati o discendenti in un percorso sul richiamo, sulla distanza, sulla memoria, sul rapporto con la natura e sulla possibilità di riabitare poeticamente le proprie radici.

La ricerca intreccerà voce, scrittura, live electronics, immagini in movimento e paesaggio sonoro, costruendo un dialogo con il territorio inteso come corpo vivo. Il vento, elemento centrale dell’immaginario deleddiano e della proposta artistica, attraverserà il lavoro come forza naturale e simbolica: richiama, separa, preme, resiste, trasforma.

La residenza attiverà dispositivi performativi, sonori, visivi, narrativi e relazionali capaci di attraversare il territorio: Rebeccu, i paesaggi del Meilogu e del Logudoro, i percorsi naturali, i luoghi della memoria, fino alle pietre ancestrali, ai luoghi di culto ancora segreti, ai gioielli archeologici del territorio, le Domus de Janas, riconosciute dall’UNESCO nel 2025 patrimonio dell’umanità.

Dalla diaspora alla comunità residente

Dopo la residenza di apertura, il progetto avvia il lavoro con il territorio: abitanti nativi e migranti, operatori culturali, lettrici, lettori, persone interessate a seguire lo sviluppo di Grazia ritrovata dall’interno.

La partecipazione sarà articolata in due modalità. Un primo gruppo sarà selezionato tramite open call e coinvolgerà circa dieci persone residenti nel territorio, scelte tra comunità nativa e comunità immigrata, disponibili a seguire l’intero processo e a proseguire eventualmente anche nelle fasi successive. Accanto a questo nucleo stabile sarà prevista una partecipazione più libera, su iscrizione, per chi desidera prendere parte ai singoli laboratori.

Ogni workshop prevede una restituzione pubblica che accompagnerà il processo, rendendo visibili le tappe del lavoro e permettendo ai partecipanti e agli abitanti di riconoscersi progressivamente nel percorso.

Il primo appuntamento sarà Esercizi Narrativi di Attenzione, workshop a cura di Maria Luisa Mura, previsto il 12 e 13 settembre 2026. Nata e cresciuta in Sardegna, oggi dottoressa di ricerca in geografia letteraria, con una tesi di ricerca-azione sui rapporti tra scrittura di natura e rifondazione territoriale in contesto sardo e provenzale, Mura lavora sui paesaggi letterari, sulla geografia e sull’ecologia della letteratura, sui rapporti tra testo e paesaggio, spazio e narrazione.

Con Esercizi Narrativi di Attenzione, Deledda verrà letta attraverso il paesaggio, la fiaba, l’oralità, la memoria e l’immaginazione visiva. La pagina diventerà uno spazio da abitare: sentieri, alberi, case, soglie, immagini e ricordi saranno il punto di partenza per costruire mappe interiori e racconti condivisi.

Negli stessi giorni prenderà forma anche una riflessione dedicata alla presenza femminile nel panorama artistico contemporaneo. Trame e orditi. Letteratura, arte e design nelle genealogie femminili sarde, sarà un seminario dedicato a ritracciare una linea di pensiero, creazione e visione che attraversa la storia culturale dell’isola. Grazia Deledda, Edina Altara, Maria Lai, le sorelle Coroneo sono solo alcune delle tante figure femminili sarde capaci di trasformare radici, memoria, parola, segno e materia in immaginari aperti al mondo, saranno messe in dialogo come presenze di una stessa costellazione.

La voce, il coro, il suono

Dopo la sezione di settembre dedicata alla diaspora, alla memoria del territorio e alle genealogie femminili tra letteratura, arte e design, Grazia ritrovata entra in una fase centrata sull’importanza della voce: espressione individuale e collettiva, suono, relazione, costruzione di un ascolto comune.

Tra il 1, 2 e 3 ottobre 2026 avrà luogo la terza tappa laboratoriale Una delle tappe centrali del progetto di comunità: Mi ritrovai. Azione corale sulla Tenebra e la Grazia– da Dante a Deledda attraverso la figura di Pia de’ Tolomei.

Un laboratorio teatrale curato dal Teatro delle Albe e condotto da Ermanna Montanari e Marco Martinelli, figure fondatrici del gruppo e artisti riconosciuti a livello internazionale. Ermanna Montanari per la sua ricerca sulla voce e sull’arte scenica, Marco Martinelli per la regia, la scrittura drammaturgica e le azioni corali di comunità in Europa e in molti paesi di tutti i Continenti.

La selva, lo smarrimento, la paura di perdersi e la possibilità di intravedere una via d’uscita diventeranno materia viva per un lavoro sul corpo, sulla voce e sul coro.

L’incontro con Pia de’ Tolomei, figura femminile breve e indimenticabile della Divina Commedia, aprirà un dialogo impossibile con Grazia Ritrovata. Pia affida a Dante una richiesta essenziale: essere ricordata. Da questa domanda nasce il nostro ponte con Grazia Deledda, unica donna italiana insignita del Premio Nobel per la Letteratura eppure, a cento anni da quel riconoscimento, mai non abbastanza letta, spesso assente dai programmi scolastici, marginalizzata nel discorso culturale contemporaneo.

Il coro diventerà il dispositivo attraverso cui trasformare questa richiesta di memoria in esperienza collettiva: dalla voce di Pia, che chiede di non essere dimenticata attraverso i versi di Dante, alle parole di Grazia, ritrovate nel presente come voce rivoluzionaria e universale.

Il percorso laboratoriale si concluderà con un’azione scenica aperta al pubblico presso il Parco dei Petroglifi di Cheremule, uno dei siti Patrimonio UNESCO del territorio.

Ospiti di Rebeccu negli stessi giorni del workshop saranno due figure importanti della scena musicale sarda contemporanea: Daniela Pes, la cui ricerca vocale apre un dialogo tra lingua, suono, radice e sperimentazione; e Gavino Murgia, capace di attraversare jazz, improvvisazione, canto arcaico e tradizione sarda. La loro presenza porterà nel percorso una riflessione sul suono come memoria profonda, sul respiro come gesto originario e sulla voce come spazio di relazione tra individuo, gruppo, paesaggio e rito.

Il 3 ottobre, il concerto di Gavino Murgia alle Domus de Janas di Sant’Andrea Priu porterà questa ricerca dentro uno dei luoghi più carichi di memoria del territorio, dove suono, corpo, pietra e tempo potranno entrare in risonanza.

Leggere Deledda nei Comuni

A partire dal 12 ottobre 2026, sarà il momento dedicato alla lettura condivisa e corale dell’opera deleddiana, con la complicità delle biblioteche dei Comuni partner alla ricerca di luoghi di prossimità, partecipazione culturale e incontro.

I laboratori di lettura apriranno il percorso a un coinvolgimento più diretto dei territori, invitando abitanti, lettrici, lettori e partecipanti a entrare nell’opera di Deledda attraverso dispositivi interattivi, narrativi e immaginativi. In questa fase la lettura diventerà un’esperienza attiva e condivisa, capace di rafforzare il rapporto tra progetto e comunità territoriali.

Il primo laboratorio sarà realizzato con l’Associazione Jane Austen Sardegna e con la curatela di Giuditta Sireus.

Abitare Grazia partirà da Cosima, testamento letterario di Deledda, e guiderà i partecipanti in un’esplorazione simbolica degli spazi della casa dell’autrice, intesa come luogo biografico, letterario e interiore. Attraverso lettura, biografia e immaginazione, il laboratorio inviterà ad abitare i luoghi narrativi di Deledda, trasformando la casa in una mappa affettiva e identitaria.

Scrittura, traduzione, riscrittura

Dal 19 ottobre, Grazia ritrovata entrerà in una fase dedicata alla scrittura creativa e alle questioni legate alle varie forme di traduzione .

Il 19 ottobre, presso la Biblioteca di Bonorva, è previsto un incontro con Martha Witt, traduttrice in inglese di Grazia Deledda per Italica Press, dedicato a The Mother, traduzione inglese de La madre. Sarà l’occasione per riflettere sul passaggio dell’opera di Deledda da una lingua all’altra, sulla sua ricezione nel mondo anglofono e sulla capacità della sua scrittura di parlare a pubblici internazionali.

Tra il 19 e il 23 ottobre, Martha Witt proporrà una coppia di laboratori di scrittura creativa pensati per coinvolgere i partecipanti nei temi di Deledda e trasformarli in narrazioni contemporanee. La sua esperienza di traduttrice e il suo percorso di scrittrice guideranno il gruppo nell’esplorare come un’eredità letteraria possa generare nuove voci, nuove immagini, nuovi racconti.

Questa fase prepara il passaggio successivo del progetto: la possibilità di trasformare la lettura di Deledda in nuova scrittura, facendo emergere idiomi, memorie, biografie e sensibilità diverse.

Uno degli obiettivi di Grazia ritrovata è anche quello di invitare il gruppo coinvolto a rileggere Deledda attraverso il proprio linguaggio e la propria esperienza. La presenza di residenti nativi e persone immigrate diventa così essenziale: porta nel lavoro lingue, appartenenze, memorie e modi differenti di abitare il territorio e riporta anche l’antico idioma lingua madre della scrittrice.

La traduzione da gesto letterario, diventa culturale, sociale e umano. Attraversa le lingue e, insieme, ciò che spesso resta difficile da nominare: i sentimenti, i sensi, la nostalgia, la colpa, il desiderio, il richiamo, l’appartenenza, la distanza. Nel dialogo con Deledda, tradurre significa cercare parole nuove per esperienze antiche, osservando cosa accade quando una storia attraversa corpi, idiomi, generazioni e geografie diverse.

Tra il 22 e il 24 ottobreIl corpo che ricordaLaboratorio di community dance tra memoria femminile, distanza e appartenenza condotto da Francesca Schipani, danzatrice professionista si apre all’universo di Grazia Deledda, invitando le partecipanti a esplorare il corpo come luogo di memoria, radici e separazione: uno spazio in cui silenzi, distanze e appartenenze possono diventare gesto condiviso.

Il 28 e 29 ottobre l’ultimo appuntamento di questo percorso Grazia con parole mie laboratorio condotto dalla drammaturga Nalini Vidoolah Mootoosamy, italiana di nascita mauriziana,  offrirà ai partecipanti la possibilità di trasformare la lettura di Deledda in nuova scrittura, facendo emergere idiomi, memorie, biografie e sensibilità diverse.

Negli stessi giorni, la presenza di Sonita Sarker accompagnerà il progetto verso una riflessione più ampia sulla portata dei temi deleddiani e sul loro legame con la letteratura contemporanea femminile. Studiosa di letteratura, studi femministi e postcoloniali al Macalester College, Sarker ha dedicato a Deledda una lettura capace di mettere in relazione isola e continente, appartenenza e distanza, storia locale e orizzonte globale. Nel progetto porterà questo sguardo critico dentro il lavoro con Nalini, aiutando il gruppo a riconoscere nella scrittura deleddiana uno spazio per interrogare identità, genere, migrazione, memoria e comunità.

Il suo contributo aiuterà a collocare Deledda dentro una prospettiva più ampia, dando forza a ciò che venne espresso nelle motivazioni del Nobel e mettendo in evidenza “l’alto ideale” con cui la scrittrice, “con limpida plasticità”, ritrae la vita della sua isola natale e, con profondità e partecipazione, affronta problemi di generale interesse umano.

Rituali Deleddiani. Il pane e il cibo di Onnisanti

Tra il 23 ottobre e il 2 novembre, Grazia ritrovata entrerà nella sua fase più intensa: la restituzione pubblica del progetto di ricerca che coinciderà con le giornate dedicate ai rituali di Ognisanti e si amalgama nel ricco programma di spettacoli, concerti, presentazioni di libri. Cibo e linguaggio, entrambi profondamente presenti nell’opera di Grazia Deledda, saranno la nostra chiave per aprire il progetto a una dimensione sensibile, collettiva e contemporanea.

Il cibo è linguaggio condiviso, memoria dei sensi, atto comunitario e arte. Le ricette, il pane, la tavola, la cucina domestica e la preparazione sono strumenti per leggere Deledda attraverso ciò che nella letteratura si trasmette come atmosfera.

Preparare, impastare, cucinare, offrire e condividere saranno gesti di racconto per rivelare memorie familiari, appartenenze, assenze, saperi ereditati e forme di cura.

La sezione comprenderà anche gli allestimenti delle tavole dei morti e la Mostra del pane rituale curata da Tonino Serra. Il pane e la tavola diventeranno luoghi simbolici nei quali la letteratura deleddiana incontra ritualità profonde della Sardegna: la casa, il cibo, gli antenati, il dono, l’assenza e la continuità della comunità.

È qui che la parte sarda del progetto si concluderà la notte del 31 ottobre, con Contos a Sa Luna la comunità si riunirà intorno alla Fonte Sacra di Su Lumarzu, legge, ascolta, si racconta, ricorda. Una comunità fatta da chi è nato nel territorio, da chi lo abita arrivando da altrove, da chi appartiene alla diaspora e da chi sceglie di prendere parte a un dialogo. Una comunità riunita in nome di Grazia.

La restituzione a New York

Tra il 9 e il 12 dicembre, Grazia ritrovata approderà a New York per due o tre giorni di celebrazioni, incontri, proiezioni e restituzioni pubbliche.

Queste giornate permetteranno di esplorare un orizzonte ampio, in cui la figura rivoluzionaria di Grazia Deledda verrà rimessa in movimento attraverso teatro, cinema, traduzione, studi di genere, letteratura comparata, nuove drammaturgie e rapporto tra scrittura femminile, appartenenza, marginalità e riconoscimento pubblico.

Symposium

Martin E. Segal Theatre Center / CUNY Graduate Center

Il 10 dicembre 2026, il Martin E. Segal Theatre Center del CUNY Graduate Center ospiterà il symposium internazionale Grazia Ritrovata, presentato dal Ph.D. Program in Comparative Literature / Italian Specialization del CUNY Graduate Center, da 369gradi e dal Segal Theatre Center, con il coordinamento di Giancarlo Lombardi, professore di Letteratura comparata al CUNY Graduate Center e riferimento per gli studi italiani e comparati; Valeria Orani, ideatrice e curatrice del progetto; Frank Hentschker, direttore del Segal Theatre Center; e la giornalista Donatella Mulvoni, conference coordinator della giornata.

Il programma vuole proporre una riflessione autorevole su Grazia Deledda come figura radicale di emancipazione femminile nella letteratura e sull’impatto della sua opera nel contesto globale. La giornata allargherà la lettura di Deledda oltre il perimetro strettamente letterario, attraversando teatro, cinema, traduzione, studi di genere, letteratura comparata, nuove drammaturgie e pratiche di comunità.

Accanto agli interventi accademici e critici, il symposium restituirà il processo sviluppato in Sardegna, dando spazio alle figure che hanno accompagnato attivamente il percorso nell’Isola e che già hanno confermato la loro presenza anche in quest’ultimo appuntamento accademico internazionale: Prof. Dino Manca, (Università di Sassari) tra i massimi studiosi di Grazia Deledda; Prof. Martha Witt, traduttrice in inglese di Deledda per Italica Press e guida dei laboratori di scrittura creativa; Prof. Sonita Sarker, studiosa di letteratura, studi femministi e postcoloniali, preziosa per la riflessione sulla portata globale dei temi deleddiani; e Nalini Vidoolah Mootoosamy, drammaturga residente del progetto, chiamata a lavorare sulla riscrittura di Deledda attraverso voci, lingue e immaginari plurali. Altri ospiti sono ancora in via di definizione e saranno annunciati man mano che la loro presenza sarà confermata.

Il symposium si concluderà con un momento di confronto e reading costruito intorno alle traiettorie drammaturgiche ispirate alla vita e alla scrittura di Grazia Deledda, con la traduzione di un estratto del testo Solo Grazia di Marcello Fois e con una restituzione di frammenti, letture e voci raccolte durante il percorso del progetto in Sardegna da Nalini Vidoolah Mootoosamy.

Proiezione del film Quasi Grazia

L’11 dicembre 2026, anniversario del conferimento del Premio Nobel a Grazia Deledda, il progetto proseguirà in collaborazione con Casa Italiana Zerilli-Marimò / New York University con la proiezione del film Quasi Grazia (2026) la cui regia è firmata da Peter Marcias.

La proiezione sarà dedicata al rapporto tra Deledda, cinema, teatro e memoria letteraria. Il film, tratto dall’opera di Marcello Fois, consentirà di attraversare la figura della scrittrice da un’altra prospettiva: quella dell’immagine, della scena filmica e della ricostruzione biografica come atto di rilettura contemporanea.

Prevediamo che alla proiezione seguirà un panel Q&A con la presenza del regista Peter Marcias, il prof. Dino Manca, esperto di studi deleddiani e consulente scientifico per la realizzazione del film e una delle protagoniste del film ad oggi da definire.