Gioia Salvatori: Ho fatto spettacoli praticamente dappertutto. In teatri con un palco grande due metri per due, nelle biblioteche e, una volta, perfino in un ufficio. Era uno di quegli esperimenti di teatro per le case, solo che, invece di un appartamento, ci ritrovammo in un vero ufficio, con tanto di scrivanie. Durante la gavetta succedono cose stranissime. Più che luoghi significativi, sono esperienze che, a ripensarci, fanno sorridere. Ci sono spazi che sembrano aspettare il teatro e altri che, almeno all'inizio, sembrano respingerlo. Ricordo però anche posti di una bellezza speciale. Mi è rimasto nel cuore il Teatro di Paglia di Fontana Liri, in provincia di Frosinone, un piccolo teatro con le sedute di paglia, un luogo di una suggestione rara. Se dovessi dire qual è stato il posto più bello, però, non avrei dubbi: il Teatro Romano di Verona. Non era il più strano, tutt'altro. Ma salire su quel palco davanti a quattromila persone è stata un'emozione fortissima, di quelle che non si dimenticano.
Il luogo più strano, invece, resta probabilmente quell'ufficio. Ripensandoci, è il posto più insolito in cui mi sia mai trovata a fare qualcosa a voce alta.