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Ad agosto Campesina ha vinto il Premio Festival Troia Teatro. In concreto: cambia qualcosa, dopo questa vittoria, per un'artista indipendente come te?

Non so se cambia. Rientra nel percorso dello spettacolo, in quel rispecchiarsi: vedere una comprensione al di là del proprio confine. Quello che cambia è pensare: ho fatto qualcosa che risuona ovunque, in territori completamente diversi, che non è localizzato in un luogo. Questo mi rassicura sul fatto che è possibile parlare di cose estremamente intime, personali, localizzate, con il rischio quasi del folclorico, e vederle recepite per certi versi in maniera ancora più forte lontanissimo da casa, in contesti totalmente diversi. In Puglia sarò stata mezza volta in vita mia, non c'entro niente con la Puglia. Eppure il premio l'hanno dato i critici, ma anche il pubblico: ho visto una ricezione fortissima e molto sentita.

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