RebeccuArte 2026:

il villaggio che diventa festival

Meilogu significa "luogo di mezzo". È un territorio della Sardegna nord-occidentale, e il suo nome non indica solo una posizione, racconta la sua essenza. Una terra che separa e insieme connette, che si distingue dal paesaggio circostante e ne custodisce uno proprio.

Qui la Sardegna si fa meno aspra, l'acqua è più presente, la terra più generosa. La civiltà vi è fiorita fin dall'antichità più remota e non ha mai smesso di lasciare segni: domus de janas (le antiche “case delle fate”), fonti sacre (come Su Lumarzu, “tempio d'acqua" nuragico al termine di un sentiero che parte proprio da Rebeccu), paesaggi nuragici (inclusa una delle testimonianze più significative della civiltà nuragica, il Nuraghe Santu Antine, detto "sa Domu de su Re" —la Casa del Re), chiese, borghi, racconti tramandati.

Dentro questa storia, Rebeccu è una perla rara. Un villaggio medievale sospeso nel tempo, segnato dalla leggenda della Jana Donoria e dalla sua maledizione, ma anche da una memoria che continua a parlare.

Rebeccu, il villaggio medievale
che attende di essere ascoltato

A dominio della piana di Santa Lucia, un tempo capoluogo della curatoria di Costavalle, Rebeccu da molti anni non è più abitato stabilmente, eppure conserva la forza dei luoghi che sembrano silenziosi e in realtà attendono solo di essere ascoltati.

Per qualche strano sortilegio, nel 2021, in piena pandemia, Rebeccu ha chiamato 369gradi. Che ha risposto. Da allora ciò che accade ogni giorno è un dialogo stretto, continuo, quasi segreto con questo luogo. Un dialogo così profondo da farci credere, a tratti, che sia stata la stessa Donoria a volere che la forza di questa terra scrivesse il progetto che, passo dopo passo, 369gradi sta realizzando.

Rebeccu è un organismo vivente che desidera rigenerarsi. Non ama gli eventi estemporanei e invasivi; vuole convivere con presenze pronte a rispettarne il tempo e a misurarsi con i suoi silenzi. Qui le arti crescono come le piante spontanee tra le pietre: si adattano al vento, cercano l'acqua, si allargano lentamente, tappezzanti e resistenti.

RebeccuArte nasce così, da una forma di obbedienza poetica al luogo.

RebeccuArte edizione 2026:
dal 21 agosto al 2 novembre

In questi anni la squadra di 369gradi non si è mai fermata: residenze artistiche, laboratori, incontri, prime restituzioni pubbliche, giornate di studio e presenze silenziose hanno poco alla volta riaperto spazi, case, relazioni, possibilità. Oggi siamo pronti a condividere una nuova stagione culturale lunga e articolata.

Dal 21 agosto al 2 novembre, RebeccuArte 2026 diventa il punto di convergenza tra il festival MusaMadre del Comune di Bonorva, il festival multidisciplinare dell'Associazione Enti Locali, i rituali di Onnisanti di Pro Sas Animas e il nostro programma di residenze, ricerca e studio.

Quest'ultimo, quest'anno, prende forma nel progetto speciale Grazia Ritrovata — un percorso di Comunità Globale, ispirato ai cento anni del Nobel per la letteratura conferito a Grazia Deledda.

Una geografia culturale tra
Rebeccu, il Logudoro e il Meilogu

La stagione 2026 di RebeccuArte mette in dialogo linguaggi diversi: teatro, danza, musica, circo contemporaneo, letteratura, cinema, arte visiva, pratiche comunitarie, laboratori, incontri pubblici e percorsi nel paesaggio si susseguono come parti di un unico racconto. Un racconto che parte da Rebeccu e si allarga a Borutta, Cheremule, Giave, Ittireddu e all'intero Logudoro, costruendo una geografia culturale fatta di luoghi, comunità e memorie.

Per due mesi e mezzo Rebeccu diventerà una casa per artisti, spettatori, abitanti, studenti, studiosi e viaggiatori: un programma che si muove tra luoghi raccolti e spazi aperti, tra il tempo dell'incontro pubblico e quello più lento della residenza, tra l'esperienza artistica e la dimensione quotidiana dell'abitare.

La stagione apre il 21 agosto. Da lì in poi, basterà esserci.‍