Un processo, un testo, un luogo che torna a vivere:

Lost&Found a MusaMadre

C'è un borgo nel Meilogu, in Sardegna, che la leggenda vuole non debba mai superare le trenta case: Rebeccu.

Oggi 369gradi e la sua direttrice Valeria Oranilo stanno trasformando in qualcosa di raro — un centro vivo di produzione e fruizione culturale, sede del festival multidisciplinare Musa Madre e di un programma stabile di residenze artistiche.

Non un recupero folkloristico. Un ecosistema in cui la cultura si genera, si abita, si lascia contaminare dal territorio.

È qui che nell'agosto 2025, nell'edizione di MusaMadre dedicata al tema dell'Alterità, Lost&Found ha preso forma per la prima volta davanti a un pubblico. Nalini Vidoolah Mootoosamy ha portato il testo in residenza con il regista Alberto Cavalleri e un nucleo di attrici e attori, lavorando per giorni fino alla restituzione pubblica.

Non uno spettacolo finito, ma un processo reso visibile — che è esattamente il senso di una residenza quando funziona davvero.

A margine di quei giorni, Radioframmenti (il progetto di radio web itinerante ideato e condotto da Maria Genovese, autrice e conduttrice radiofonica che da anni porta il suo studio mobile tra i festival e i luoghi della cultura) ha incontrato Nalini.

Quello che emerge è una voce che non si mette in posa. Sul testo di Lost&Found, Nalini è diretta fino alla sorpresa:

«Parto da un dato negativo. Io non volevo scriverla, questa storia».

Aveva già attraversato la migrazione, la fortezza europea, le narrazioni di confine. Nalini voleva distanza. Il testo è nato lo stesso, ma con un punto di vista preciso, conquistato.

«Non volevo concentrare il mio sguardo solo sul migrante. Volevo un testo che potesse parlare a tutti delle difficoltà che incontriamo quando viaggiamo, dei rischi nel momento in cui decidiamo di fare la valigia e uscire di casa».

Una drammaturgia, quella di Nalini, che rifiuta la gerarchia tra le fragilità, che non distribuisce torti e ragioni.

«Uno dei miei primi obiettivi è non giudicare i miei personaggi. Cerco di vederli nelle loro diverse sfaccettature umane, perché noi siamo tutti degli esseri pieni di contraddizioni».

E ancora:

«Non ho risposte. A volte i miei testi sembrano incompiuti, ma la realtà è semplicemente che per me è più interessante portare le persone a interrogarsi attraverso le mie domande».

Il borgo di Rebeccu in tutto questo, non è solo lo sfondo. È parte della materia del lavoro.

«Siamo sempre costretti a essere performativi continuamente. A Rebeccu ci siamo presi quel tempo di non performatività, di libertà di esistere e di essere un tutt'uno con l'ambiente, con le persone. Questo è qualcosa che ti nutre. Sono riuscita a fare tutto quello che ho fatto per un anno intero a ragione di questa esperienza».

Il resto — le riflessioni sulla dimensione sonora del testo, il racconto del processo creativo, la voce del regista Alberto Cavalleri — è tutto nell'audio qui sotto.

Lost&Found - Nalini Vidoolah e Alberto Cavalleri a MusaMadre 2025