Ischeliu/Richiamo:

l’open call per chi è lontano

Si è chiusa con un numero incredibile di candidature arrivate da mezzo mondo la open call di Ischeliu/Richiamo 2026. Una “folla” che, per una residenza ospitata in un borgo di trenta case quasi tutte vuote, ha il sapore di un paradosso. Ma è esattamente il paradosso su cui il progetto lavora da cinque anni.

Ischèliu, in sardo, significa richiamo — e un richiamo, per sua natura, si rivolge a chi è lontano.

A rispondere sono, ancora una volta, artisti sardi emigrati e discendenti della diaspora: chi ha lasciato l'isola, chi non l'ha mai abitata e la porta iscritta in un cognome, in una cadenza, nel nome di un paese che compare soltanto sui documenti di un nonno. Ogni edizione ne chiama dieci a Rebeccu, per una settimana, e chiede loro una cosa precisa: scrivere il proprio «diario delle radici».

Il malinteso da cui Ischeliu si tiene a distanza è quello della nostalgia. Qui la memoria familiare non si contempla: si lavora. La radice non è un punto d'origine da riesumare, ma una tensione — qualcosa che continua a tirare, e che il gesto artistico trasforma in forma.

Dall'immagine al suono

Nelle prime due edizioni (2022 e 2023) il diario si è fatto immagine. Sotto la guida della documentarista Francesca Lixi, la scrittura collettiva dei residenti è confluita nel linguaggio del cinema, con la macchina da presa usata come strumento d'ascolto prima ancora che di racconto.

Il 2024 — l'anno che l'Italia ha dedicato alle sue radici migranti — ha funzionato da soglia riflessiva: sono tornati gli artisti delle edizioni passate, e la domanda si è spostata dall'esperienza al suo residuo. Cosa lascia Rebeccu, una volta che ce ne si allontana?

Nel 2025 il baricentro è passato dall'occhio all'orecchio. I paesaggi sonori di Alessandro Ollahanno dettato il punto d'avvio; gli audioritratti di Radioframmenti — la radio itinerante di Maria Genovese, che accompagna Ischeliu dalla prima edizione — hanno restituito a ciascuno la propria voce; il montaggio documentario di Elio Mazzacane ne ha fatto trama.

Ne emerge il principio che regge l'intero progetto: Ischeliu non si esaurisce nei giorni della residenza. Le opere, gli audioritratti, i diari, i sentieri percorsi non vengono archiviati, ma continuano ad agire — un fondo vivo che ogni anno richiama nuovi ritorni.

La Sardegna come Mater: l'edizione 2026

L'edizione 2026 alza la posta. Ischeliu/Richiamo diventa il portale d'accesso di Grazia Ritrovata, il progetto che celebra il centenario del Nobel a Grazia Deledda, e va a cercare la propria materia là dove Deledda l'aveva già trovata: nel nodo tra ambiente e destino, tra appartenenza e libertà.

Ischeliu/Richiamo 2026 è il primo movimento di Grazia Ritrovata: una soglia socchiusa tra memoria ancestrale e presente, tenuta aperta — come tutto, a Rebeccu — dal vento.

Al centro, un'immagine — la Sardegna come Mater, matrice e madre e materia insieme: una terra-corpo che impone i propri tempi e domanda, più che obbedienza, ascolto. E un emblema, il vento: quello di Canne al vento, respiro dell'isola prima ancora che figura letteraria, forza che piega senza spezzare.

A condurre l'edizione, dal 2 al 10 settembre, la performer e regista Maria Luisa Usai,
l'artista sonoro Alessandro Olla e il regista Elio Mazzacane.
Saranno la guida di dieci creativi per un lavoro di cui si conosce la partenza ma non l'approdo.