Rebeccu letta come un libro: il laboratorio di Maria Luisa Mura

Il 12 e il 13 settembre una decina di persone, arrivate da diverse parti d'Italia, ha passato due giorni a Rebeccu con Maria Luisa Mura. Il laboratorio si chiamava Esercizi narrativi di attenzione e faceva parte di Grazia Ritrovata, il progetto di 369gradi per i cento anni del Nobel a Grazia Deledda. Nessuno dei partecipanti era un esperto di letteratura.

Mura si occupa di geografia letteraria, una disciplina che studia il rapporto tra i libri e i luoghi. L'idea è semplice: si può leggere un territorio come si legge un testo, e gli strumenti che servono a costruire un racconto (scegliere un punto di vista, dare un nome alle cose) aiutano anche a guardare meglio un posto.

Maria Luisa Mura Laboratorio

Il primo giorno il gruppo si è seduto nella piazza di Rebeccu, sulle pietre, e ha osservato. Il modello era lo scrittore francese Georges Perec, che nel 1974 passò tre giorni in una piazza di Parigi annotando tutto quello che succedeva.

La domanda era la stessa: cosa succede in un posto quando sembra che non succeda niente? Sono venute fuori descrizioni inattese.

Le pietre cadute sono diventate «stanche», i muri rimasti in piedi «resilienti», i canali che raccolgono l'acqua piovana tra i ciottoli un sistema sanguigno. Poi è stata la volta dei nomi delle vie.

A Rebeccu ci sono via Regina Elena e via Gorizia, nomi presi dalla storia d'Italia, ma nessuno parla di quello di cui il paese è fatto: la pietra, l'acqua, il muschio. Così i partecipanti hanno scritto su post-it colorati nuovi nomi per le strade, disegnando una mappa diversa.

Poi il gruppo è uscito dal paese e ha camminato fino alla fonte di Su Lumarzu. Qui l'esercizio era dare un nome alle piante di cui non si conosce il nome. Sono nate una pianta esplosiva, una foglia batuffolosa, un albero spaghettato.

Mura ha messo a confronto queste parole con quelle usate da altri scrittori per raccontare la Sardegna e Deledda, dall'inglese D. H. Lawrence a Elio Vittorini. Parole come istintivo, primitivo, ancestrale, che hanno costruito il mito di un'isola fuori dal tempo. Un mito, ha sottolineato Mura, che Deledda non ha creato.

Maria Luisa Mura, nata a Sassari nel 1994, è dottoressa di ricerca in geografia letteraria e nel 2024 ha fondato Ischìre, collettivo mobile di geografia letteraria.

La disciplina di cui si occupa nasce negli Anni ‘70 e studia il rapporto tra i testi e i luoghi.

«Si interessa non solo al modo in cui la letteratura ha a che fare con il territorio e lo racconta, ma anche a come oggi possiamo utilizzare i testi letterari per renderci conto di una serie di fenomeni trasformativi che riguardano l'abitare» spiega l’esperta. «Fenomeni che hanno nomi precisi: transizione energetica, marginalizzazione culturale, estrattivismo».

Nell'ultimo pomeriggio il gruppo ha usato l'arpentage, una pratica nata tra gli operai francesi: un libro viene diviso strappandone le pagine, ognuno ne legge una parte e la racconta agli altri.

Il libro scelto era Sardegna come un'infanzia di Vittorini. Accanto alle sue pagine, i partecipanti hanno scritto di oggetti raccolti in paese: una pala di fico d'India, una pietra, una mattonella, una bandierina da sagra, una tazzina da caffè.

Il risultato è un grande cartellone di pagine, spago e scotch, appeso in una piazza di Rebeccu. È stato lasciato senza protezione, di proposito: Mura ha scelto solo materiali effimeri, perché né lei né i partecipanti abitano a Rebeccu e non voleva lasciare in paese racconti imposti da fuori. Per conservarne una traccia, il gruppo ha deciso di leggerlo a più voci e registrarlo.

Mura porta avanti questo lavoro con Ischìre, il collettivo di geografia letteraria che ha fondato nel 2024. Il nome è un verbo sardo che significa insieme sentire e conoscere.

L'altra tappa di Grazia Ritrovata a Rebeccu è stata la giornata dedicata a Foghíles, con una camminata e la presentazione del libro Festa Campestre: il racconto sul blog.

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