Foghíles in sardo logudorese significa «focolari», i luoghi domestici attorno a cui si trasmettevano racconti e conoscenze. Giovedì 17 settembre Rebeccu ha ospitato una giornata dedicata a Foghíles, un progetto nato nel 2018 a Semèstene, nel Meilogu, vicino a Bonorva.

Il progetto, autofinanziato e curato dall'associazione culturale Po.Ps. Rurbana, organizza da anni incontri legati alla campagna: si camminano i vecchi sentieri, si lavora sulla pietra a secco, si celebrano i cambi di stagione. La giornata faceva parte del festival MusaMadre e del progetto Grazia Ritrovata, ed era divisa in due momenti: una camminata e la presentazione di un libro.

La camminata è stata guidata da Antonio Sotgiu di Foghíles. Il gruppo era molto più numeroso del previsto. All'arrivo a Rebeccu, Sotgiu ha raccontato quello che si è visto lungo la strada.

Foghíles a Rebeccu: una camminata e un libro sui passaggi di stagione

Il Il primo problema sono i sentieri chiusi. Per contenere le greggi, molti passaggi vengono sbarrati con pezzi di rete, legno o ferro. Bastano a bloccare chi cammina, costretto a tornare indietro.

Il secondo problema sono i muri a secco crollati, cioè i muri costruiti con pietre sovrapposte senza malta. Sotgiu ha spiegato che servono a trattenere la terra: senza di loro, con le piogge il terreno scivola lentamente verso valle e perde fertilità. «Il suolo cammina», ha detto Antonio Sotgiu, «anche se con tempi molto più lunghi della vita umana e quindi non ce ne accorgiamo».

Sotgiu non ama nemmeno la parola «muretti». Il 28 novembre 2018 l'UNESCO ha iscritto l'arte dei muretti a secco nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Secondo Sotgiu: «il riconoscimento mette l'accento sull'arte e sulle conoscenze di chi costruisce, non sul muro».

Sotgiu ha ricordato anche che in Sardegna queste pietre sono state usate per recintare la proprietà privata solo dopo il 1820, quando l'Editto delle Chiudende permise di chiudere i terreni fino ad allora usati in comune.

L'idea iniziale era partire da Semestene e arrivare a Rebeccu a piedi, come si faceva un tempo, quando i paesi erano collegati da strade percorse a piedi, in asino o in carro.

Non è stato possibile: oggi quella strada è tagliata da una statale. Per Sotgiu è un esempio di come le grandi infrastrutture, pensate per le auto, separino paesi che prima si incontravano, mentre «le piccole comunità hanno bisogno di vedersi», dice Sotgiu, «almeno una volta all'anno».

Nella seconda parte della giornata è stato presentato il libro Festa Campestre. Foghíles attraverso i passaggi di stagione, uscito nel 2025. Negli anni si erano accumulati testi e materiali mai riordinati: il libro è nato per raccoglierli, grazie a un piccolo fondo proposto da un docente di Geografia dell'Università di Cagliari.

Il volume è edito e stampato da Oreri, piccola realtà editoriale di Cagliari, ed è curato da Foghíles con Maria Chiara Sotgiu, Jean Ni e Antonio V. Sotgiu. Ha 500 pagine, è scritto in due lingue e raccoglie dieci anni di attività e i testi di 24 autori e autrici. È diviso in quattro parti che seguono il calendario del sole: equinozio d'autunno, solstizio d'inverno, equinozio di primavera, solstizio d'estate.

Chi non ha voluto scrivere ha partecipato altrimenti: all'inizio di ogni parte un QR code rimanda a una raccolta online di interviste e registrazioni, che il gruppo continua ad aggiornare.

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