Corpi in transito,
identità in attesa

Pensieri dalla prima fila - di Giuseppina Borghese

C’è un momento preciso, negli aeroporti, in cui tutto sembra sospeso: non si è più partiti ma non si è ancora arrivati. Non si appartiene più al punto di partenza, ma non si è ancora approdati altrove

È in questa crepa del tempo, una soglia instabile fisica, politica ed emotiva, che si inscrive Lost&Found, lavoro iniziato a sgorgare nel 2022 dalla penna di Nalini Vidoolah Mootoosamy, e tuttora in evoluzione. 

L’autrice interroga che accade quando il movimento è rallentato, controllato o negato, e ciò che resta di noi quando persino gli oggetti smarriti sembrano custodire una memoria più fragile del previsto.

Il testo inizia con una valigia smarrita e finisce per indagare qualcosa di molto più instabile: il diritto di essere riconosciuti, di essere nominati, di essere lasciati passare.

Lost&Found affronta il tema del diritto alla libertà di movimento, mettendo in luce come questo principio universale si traduca spesso, nella realtà contemporanea, in un privilegio determinato da chi siamoe da dove veniamo

Attraversando il testo di Lost&Found, emerge anche un rapporto intimo e costante con la perdita, radicato nell’esperienza della migrazione vissuta durante l’infanzia, quando Nalini Vidoolah Mootoosamy lasciò l’isola di Mauritius insieme alla propria famiglia per trasferirsi in Italia.

In quel passaggio venne abbandonato un intero mondo (un macrocosmo collettivo fatto di strade, lingue, odori, e un microcosmo domestico di oggetti, rituali condivisi, silenzi), portando con sé soltanto i propri corpi, con tutto ciò che hanno scritto dentro. 

Da questa frattura originaria sembra derivare anche un legame volutamente fragile con gli oggetti materiali, che in Lost&Found, vengono percepiti come presenze transitorie, evanescenti,
incapaci di trattenere davvero ciò che si perde.

La drammaturga Nalini Vidoolah Mootoosamy parla di oggetti che spariscono, corpi che vengono trattenuti e spazi che, da luoghi di passaggio, diventano dispositivi di selezione.

Il nastro dei bagagli che gira incessantemente, la stanza dell’interrogatorio, la cella o la camera d’albergo assumono la forma di veri e propri dispositivi di sospensione: luoghi in cui il tempo sembra incrinarsi e l’identità resta momentaneamente in bilico.