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                                                                                        > Carmelo Alù   

 Woyzeck!                   

di Letizia Russo

regia Carmelo Alù

partitura fisica Chiara Taviani

scene e costumi Marta Montevecchi

luci Marco D'Amelio

musiche Francesco Leineri

voce Serena Lo Curzio

direzione di produzione Alessia Esposito

organizzazione Elisa Pescitelli

 

con Marco Quaglia

 

una coproduzione 369gradi e Compagnia dell’Accademia

 

con il sostegno di ARTEFICI.ResidenzeCreativeFvg di ArtistiAssociati, Periferie Artistiche – Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Teatro del Lido, Centro di Residenza della Toscana (Armunia Castiglioncello - CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro)

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info: Alessia Esposito

info@369gradi.it

Non sono ancora passati duecento anni dalla condanna e decapitazione di Johann Christian Woyzeck, avvenuta a Lipsia nel 1824 in seguito all’uccisione della donna con cui stava. Eppure quest’uomo è diventato ormai un nuovo mito del teatro occidentale, al pari di Antigone o di Macbeth. Büchner aveva ventiquattro anni quando scriveva il suo Woyzeck, ha cambiato il nome in Franz ma per il resto i fatti sono ispirati alla realtà. Quell’interesse nel buio ha generato un testo incompiuto che nell’ultimo secolo è stato sempre un caso artistico perché custode di un mito tragico: la società suggerisce il male al singolo per poi condannarlo e ucciderlo. Chi si è macchiato le mani di sangue, il singolo o la società? Chi uccide cosa?
L’autore muore e il dramma resta un insieme di frammenti disordinati e spesso incomprensibili. Soldati grotteschi, un tradimento privato che diventa pubblico, la donna ammazzata, un ambiente crudo e un protagonista criminale allucinato da una dieta a base di soli piselli, centro di un esperimento condotto da un dottore in piena mania di onnipotenza. Il tutto imbevuto di grappa e cristianesimo.
Nonostante i frammenti confusi Woyzeck è una bocca spalancata che urla, una voce sgolata e asciutta. In fondo a quel grido c’è il pudore di chi non riesce a stare al mondo perché il mondo si è rivelato solamente un posto dove poter sudare, un pianeta sfibrato dove l’uomo alla fine è sempre un soldato che deve obbedire, con una luna dipinta al posto del sole e un figlio bastardo che piange perché ha fame.
In occidente non esiste colpa senza una pena e non esiste inferno senza un corpo. I muscoli e le ossa diventano una compagnia insopportabile, Woyzeck è solo, non ha più trent’anni, è più vecchio adesso, il buio è cresciuto e il tempo passato lo ha abituato a sentire nella carne il dolore di esistere ancora, di dover fare ancora, di dover capire ancora, di dover ancora sudare. Woyzeck non è più una voce fuori dal coro. È lui stesso un coro ma la voce è sempre la sua. E tutte le volte che lui si rivela noi vediamo un uomo che ascolta, perché l’obbedienza è cieca ma non è mai sorda.