Piccoli funerali  

 rassegna stampa

di Maurizio Rippa

voce Maurizio Rippa

chitarrra Amedeo Monda

progetto vincitore I Teatri del Sacro 2019

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info: Benedetta Boggio

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                                                                       > Maurizio Rippa   

Piccoli Funerali, ispirato al famoso libro di Edgar Lee Masters e a Cartoline dai Morti di Franco Arminio, non contiene epitaffi ma porta in scena piccoli funerali, attraverso una partitura drammaturgica e musicale che alterna un piccolo rito funebre a un brano dedicato a chi se ne è andato. Una dedica che è un atto d’amore, un regalo e un saluto, un momento intimo e personale e al tempo stesso catartico, che trova forza nella musica lieve e potente come una folata di vento. Ogni brano è un gesto che riporta ad una memoria. Ogni funerale è raccontato da chi se ne va e attraversa una vita appena vissuta.


Uno spettacolo commovente e dolcissimo capace di accogliere il dolore e trasformarlo in rinascita.

Maurizio Rippa è un artista di rara emotività. Di umanissima empatia e di profonda cultura poetica. È un attore sensibile e un cantante contraltista magnifico. … Rippa ha costruito una via crucis laica di incomparabile delicatezza. … sa raccontare la fine di ognuno di noi

Rodolfo Di Giammarco / La Repubblica

Performance delicatissima, espressa con un canto melodioso, intriso di pietas di laica umanità.

Mario Bianchi / KLP

La più lieve eppure commovente, è costituita dai Piccoli funerali, che a Maurizio Rippa (e alle sue molteplici doti di attore e vocalist) hanno ispirato Edgard Lee Master e Franco Arminio. Quei piccoli, commossi ritratti e dediche che il cantante (ottimo contraltista) rivolge a creature a lui care, si librano ogni volta su canzoni e arie dal vivo, una immersione nelle onde del cuore e della memoria.

Gianfranco Capitta / Il Manifesto

«Seppellire i morti» significa attraversare vertigini di mancanza, accettare uno strappo irrimediabile, la lacerazione del lutto. … Un solo rito di commiato standard, uguale per tutti, non basta, ci dice Maurizio Rippa con il suo struggente non-spettacolo Piccoli funerali.  Ci aiuta invece ripetere il nome di chi se ne è andato, ricordarlo nella sua irripetibile unicità elencando dettagli apparentemente irrilevanti ma in realtà carichi di tutta la dolcezza della vita condivisa, in un viaggio che parte da Cartoline dai morti di Franco Arminio e si snoda attraverso surreali, teneri microracconti, alternati a melodie di ultraterrena bellezza in cui la voce umana dialoga con la chitarra. Brani spesso molto noti (come Love me Tender di Elvis) che trovano una nuova freschezza, distillati dalla vocalità barocca di Rippa.  

Silvia Guidi / Osservatore romano

La proposta, che in realtà fatichiamo a definire banalmente “spettacolare” perché si tratta di una riflessione poetica, canora e in qualche modo performativa, crea una grandissima commozione in modo veramente semplice ed esemplare. Qualcosa che rimane struggente e a suo modo indimenticabile, su quanto proprio l’assenza dei riti crei una solitudine dentro le persone proprio di fronte alle prove più dure, alle cesure dell’esistente, a cui ora non siamo più preparati: una chiara testimonianza di cosa significhi la perdita di un vero e proprio rito di accompagnamento nel nostro tempo, per una creazione semplice e pregevole, a cui dare possibilità di essere vissuta da quanta più gente possibile. Per quel semplice conforto della vera emozione collettiva, quella catarsi di cui tanto si parla ma che quasi mai arriva.

Renzo Francabandera / PAC Pane Acqua Culture

In Piccoli Funerali è lo stesso Maurizio Rippa che, con tocco ironico e delicato, tratteggia la bellezza di una vita compiuta che non può più aver luogo ma non è per questo insensata. Come un prete che celebra la messa, Maurizio Rippa accoglie il nome del defunto sussurrato al suo orecchio, facendosi carico del dolore, aprendo il suo spirito e la sua arte al mistero della fine. Più che uno spettacolo Piccoli Funerali è un gesto d’amore per il mondo.

Leonardo Delfanti / PAC Pane Acqua Culture

La fluidità tutta interna di musica e parole non ha bisogno di linearità, né di codici, in un ritmo rallentato di una vita che, invece, travolge. «Questo è sempre stato il mio modo di fare teatro: mettere qualcuno in relazione, parlare a qualcuno» conversa Rippa amichevolmente, dopo lo spettacolo. Così il tono del suo lavoro: disponibile all’incontro, fuori da canoni estetici, con la semplicità di chi conosce il dolore della realtà e non ha bisogno di orpelli. Per un teatro che fa compagnia, si ritaglia angoli di sensibilità, per un “arrivederci”, per creare il ponte, sfiorare mani perdute una volta ancora.

Eva Corbari / Le nottole

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