Petitoblok Il baraccone della morte ciarlatana  

di Antonio Calone 

 
con il sostegno di Olinda, Armunia / Inequilibrio Festival


con Giuseppina Cervizzi La Morte, Christian Giroso Felice Sciosciammocca, Valeria Pollice  Colombina, Gianni Vastarella Pulcinella,
Emanuele Valenti Il Ciarlatano

 

costumi Daniela Salernitano

spazio scenico Emanuele Valenti / Daniela Salernitano

maschera di Pulcinella Marialaura Buonocore

disegno luci Antonio Gatto

 

tecnico Giuseppe Di Lorenzo

aiuto regia Antonio Calone

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info: Marina Dammacco 

348.0561993 | puntacorsara@369gradi.it

                    > Punta Corsara   

Totonno ‘o Pazzo, al secolo Antonio Petito, il più grande interprete di Pulcinella della seconda metà dell’Ottocento e sgrammaticato autore di numerosi testi teatrali, viene ricordato per il suo gusto particolare di mescolare le tradizionali pulcinellate napoletane con storie rubate al melodramma e ai romanzi d’appendice italiani e francesi, in grande voga nel pubblico dell’epoca. Facciamo nostro questo spirito di contaminazione, facendo dialogare Petito con il poeta russo Aleksandr Blok e il suo testo teatrale del 1906 Balagancik (Il baraccone dei saltimbanchi) che Mejerchol’d stesso mise in scena e a cui Stravinskij e Diaghilev si ispirarono per il celebre balletto Petruska.

Il nostro è un lavoro con Petito e contro Petito, un omaggio alla sua anarfabetica scrittura scenica e allo stesso tempo quasi un affondo nei suoi testi: un attraversamento della farsa e della tradizione napoletana, per andare altrove.

Raccontiamo le tragicomiche sventure in cui si cacciano Pulcinella e Felice Sciosciammocca in fuga da una Signora Morte improbabile e disperata e da un eccentrico Ciarlatano, ex commediante napoletano in esilio nei teatri d'avanguardia di San Pietroburgo, tornato in patria proprio con il progetto di ammazzare, o meglio, cancellare le due figure dal mondo del teatro.  

Ne nasce un gioco tra verità e finzione, al confine tra favola e farsa, in cui Pulcinella e Felice sperimentano e confondono il lato umano e quello meccanico della paura, della fame e dell’amore. In qualche modo, resistono alle avanguardie e alle tradizioni, ai loro autori e a chi li rievoca e li interroga; col privilegio della loro natura molteplice, queste maschere/marionette, nessuno le ammazza.  

Lo spettacolo ha debuttato nel 2012 a Livorno, in occasione del Festival Inequilibrio.

Questo è il tratto profondo del lavoro di Punta Corsara, saldamente capitanata dal regista Emanuele Valenti e dal drammaturgo Antonio Calone, ovvero la capacità di trasformare sulla scena in pochi tratti essenziali e immediati, quindi radicalmente teatrali, I segni sottilissimi di esperienze e pensieri culturali differenti, fra la tradizione popolare e la più acuta riflessione  intellettuale, e tutto questo senza mai perdere I succhi più densi di una espressività che non può non restare legata a quella terra di figure ingannevoli e dolori che è ancor oggi Napoli.

Anna Bandettini / La Repubblica

Dici Punta Corsara, il laboratorio coi ragazzi di Scampia, e ti aspetti un teatro di intervento sociale, un resoconto di disagi, di violenze, di sparatorie. Invece ti trovi di fronte a uno spettacolo colto e raffinatissimo, splendidamente recitato come Petitoblok, una delle ultime creazioni della compagnia, ardita contaminazione tra la farsa napoletana della tradizione e le avanguardie russe del primo Novecento. Credo che sia un bel segno di riscatto vero, non retorico, attraverso la pratica del palcoscenico: l'emancipazione da una condizione comunque difficile, che passa in primo luogo attraverso una liberazione artistica, la ricerca di forme espressive che trascendano l'urgenza della quotidianità, pur senza sostanzialmente far dimenticare la situazione da cui si proviene.

Renato Palazzi / delteatro

C’è una povertà di cui Peter Brook sarebbe andato fiero, pochi bastoni a delimitare, dal punto di vista scenografico, la vita e la morte, il dentro e il fuori, e che diventano nel finale impalcatura per ricreare uno spazio di teatro nel teatro. Il corredo musicale è una chicca di raffinatezza melange, con riletture per mandolino di celebri brani di musica classica. Della fruizione di questo spettacolo, visto alcuni giorni fa, resta una sensazione di vitalità. […] Di questo spettacolo potrebbe godere l’intellettuale che cerca i segni delle “presenze”   e   il   ragazzo   dal   portato   popolare   e   non   addomesticato   a   nessuna somministrazione continuata di kriptonite teatrale. E quindi, tornando a casa, ci si chiede quante, fra le tante creazioni cui si assiste, hanno questa che a nostro avviso resta una caratteristica  importante,  che  consente  al  teatro  di  esistere  ancora  e  di  essere meccanismo di dialogo e comunicazione nella società. Poche. Sostenitori come siamo della semplicità come atto rivoluzionario, diamo a Petitoblok un attestato di merito. Non c’è nessuna vera novità che non porti dentro di sè il codice comunicativo con cui l’umanità si è fino ad oggi espressa: perfino la comunicazione a mezzo dispositivi mobili, contro ogni previsione di alcuni anni fa, avviene ancora con l’antico meccanismo della scrittura. Petitoblok è un piacevole lavoro di antichissima modernità.

Renzo Francabandera / Paneacqua

Con PetitoBlok, che ha debuttato a Inequilibrio di Castiglioncello, Punta Corsara di portas a casa parecchie soddisfazioni. Prima fra tutte, quella di aver fatto un altro centro con uno spettacolo che è un gioiellino, un ingrannaggio oliato di comicità e invenzione.

Rossella Battisti / L’Unità

 rassegna stampa

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