di Tamara Bartolini

produzione Bartolini/Baronio e 369gradi

con Tamara Bartolini

scene, luci, suoni e immagini live Michele Baronio

regia Tamara Bartolini/ Michele Baronio

vincitore del Premio Dominio Pubblico
Officine
2014

co-produzione Sycamore T Company

co-produzione/residenza Carrozzerie | n.o.t

 

con il sostegno di Teatro Argot Studio, Teatro dell'Orologio, Kilowatt Festival, Argot Produzioni, ATCL Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio

in collaborazione con Rialto Santabrogio, Ass. Il Moderno – Agliana, Kollatino Underground

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info: Benedetta Boggio

info@369gradi.it

                                                           > Bartolini/Baronio   

  Passi una confessione  

Lo spettacolo è una confessione costruita su materiale a tratti autobiografico, fatto di appunti, suoni e immagini, create in tempo reale grazie a una lavagna luminosa che disegna la scena. Lo spettacolo nasce dal progetto La Caduta, in cui il duo Bartolini Baronio ha esplorato il tema dell’incidente e del dolore come possibilità e rinascita. Tante sono state le tappe di lavoro, diverse le collaborazioni durante il percorso, dalla musicista Ilaria Graziano, alla danzatrice Alessandra Cristiani, alle suggestioni arrivate dalle fotografie di Sarah Moon, alle opere di Maria Lai e, solo successivamente, all’omonimo testo di S. Beckett. Il cammino ci conduce dentro la ferita di una generazione, dentro alle costrizioni mentali, familiari, sociali ed economiche in un processo analitico ed emozionale che scandaglia l’animo umano, con una storia personale che parla a tutti.

 

La fine “è solo la curva della strada”. Da quel punto di luce che se ne va si ricomincia. Per nascere una seconda volta bisogna morire. Dentro lo spazio di una confessione aperta, pubblica, spietata e senza compromessi, in un tempo/spazio che potrebbe essere quello di un funerale o di una veglia. Un corpo appeso, incerto, deambulante, alla ricerca disperata di approvazione. Ti piace? Va bene così? Si cammina con scarpe ortopediche, con piedi di scimmia, si sta sul filo. Si prova a ricucire la storia, a sciogliere il groviglio di fili, per non soffocare, per diventare quello che realmente siamo. E’ l’inizio di una liberazione e allo stesso tempo la nascita di un processo artistico.

Tamara Bartolini

 

Motivazioni per il premio della giuria di Dominio Pubblico:

“Vince il duo romano Bartolini/Baronio, qui alla sua quinta produzione, dopo La caduta, Tu_Two, Carmen che non vede l’ora e RedReading. Quella della produzione di spettacoli è un’attività che il duo ha costantemente accompagnato a un intenso lavoro di pedagogia teatrale, che li porta a elaborare vari progetti di formazione nei licei, nelle biblioteche, nelle periferie. Il loro studio per lo spettacolo Passi è stato premiato dalla giuria di Dominio Pubblico OFFicine a grandissima maggioranza. Si tratta di una confessione autobiografica dolente, ma anche fortemente appassionata. La drammaturgia parte dal racconto di un difetto fisico al piede per farne occasione di indagare inadeguatezze e frustrazioni di una bambina che poi si fa donna. La giuria ha apprezzato la capacità di scandagliare un argomento tanto profondo e intimo combinata con una costruzione scenica semplicissima e artigianale che però riesce a essere visionaria e affascinante. Intensa la prova interpretativa di Tamara Bartolini che compie con questo spettacolo un deciso avanzamento nel suo già interessante percorso di autrice-attrice.”

 rassegna stampa

Bartolini/Baronio, che hanno saputo tradurre le frustrazioni e inadeguatezze di una bambina nel suo travagliato divenire donna, in una scrittura scenica visionaria, in una drammaturgia altamente poetica. Che arriva dritta al cuore.

Giuseppe Di Stefano / ilsole24ore.com

Tamara Bartolini In bilico fra passato e presente, ripercorre le tappe di una vita…Sorta di apologia della perduta innocenza prende forma nel retro delle parole, quando lo sfogo verbale si spezza e d'improvviso lascia spazio al silenzio più profondo. Michele Baronio traccia nel buio la mappa emotiva dello spettacolo, con effetti sonori e proiezioni artigianali, "costruiti" sul momento.

Giulio Sonno / Paper Street

Nelle parole di Tamara Bartolini c’è tutta una vita da raccontare e a cui si riesce a prender parte dall’alto del nostro scranno di pubblico…ti accorgi, tra il pubblico, che l’assoluzione di Tamara è la tua, appartiene cioè, come finalità che l’arte e il teatro non dovrebbero mai smettere di inseguire, a tutta l’umanità, alla condizione umana: sul palco, del resto, ci siamo tutti. Tutti siamo coinvolti.

Maria Cristina Costanza / filrouge.it

Tamara Bartolini si muove abilmente sulla scena per raccontare una storia privata e universale al tempo stesso. Quella di una vita da ripercorrere in tutte le sue tappe, dissotterrando i legami – sociali, familiari, educativi, sentimentali, artistici –  attraverso i quali ci costruiamo come individui.

Laura Amelio / Persinsala

Una pioggia di scroscianti applausi conclude uno spettacolo fra i migliori degli ultimi mesi, ad opera di un duo – Tamara Bartolini/Michele Baronio- le cui forze creatrici sono senz’altro degne di maggiori attenzioni.

Gabriele Di Donfrancesco / Tribuna Italia

Bisogna spogliare l'anima per comprendere questo spettacolo . Denudatevi della visione canonica del “ io sto seduto e guardo ” perchè qui bisogna immergersi  in quel mare , e provare a staccarsi dalle corde che ci legano al burattinaio della convenzione.

Federica Leone / Dominio Pubblico blog

Intricati, imbrigliati, accartocciati, arrotolati, sono i fili intimi di un discorso lungo e interminabile fatto di istanti di memoria, sia vissuta che viva. I ricordi, come a comporre i telai dell’artista sarda Maria Lai, sono tessuti su tavole di esperienza, partendo dalla sfera intima e personale vengono poi tesi e tirati fino a raggiungere l’altro. Il lirismo è un linguaggio, l’apparente punto di vista che dall’Io avvolgerà il Noi.

Lucia Medri / Teatro e Critica

Bartolini seduce, da subito, definendo una dimensione metalinguistica dove teatro e sogno, personaggio e attore, finzione e realtà si amalgamano in un moto perpetuo, epidermico, accuratamente soppesato, di intima drammaticità rotta da goliardici contrappunti comici.

Nicole Jallin / Che teatro che fa (La Repubblica)

È una lotta dei piedi e della testa, delle scarpe e dei capelli, dei gesti scenici e della voce d’attrice per squarciare il presente, nel suo duplice aspetto di dono e dannazione.

Riccardo Tavani / Stampa Critica

Tamara Bartolini fa un racconto spietato di se stessa: incubi, voglie, la relativa volontà di liberarsene utilizzando il processo artistico come redenzione ed elemento salvifico. Lo fa con delicatezza, con stile, con cura e con grinta, alternando momenti di tenerezza a momenti di riflessione, facendo sorridere e lacrimare.

Valeria Loprieno / Nucleo Artzine

Lo spettacolo è un ritratto fotografico, analogico, visionario e onirico che non si sottrae all’esposizione della luce così come non si nasconde allo sguardo dello spettatore.

Giusi Potenza / teatroespettacolo.org

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