Josefine  

                                                                                   > Bartolini/Baronio   

una progetto di e con Tamara Bartolini Michele Baronio

info: Benedetta Boggio | info@369gradi.it

Josefine (titolo provvisorio) è la prossima produzione della compagnia Bartolini/Baronio e muove dal racconto di Franz Kafka Josefine, la cantante ovvero il popolo dei topi, con cui s’intende dare seguito alla ricerca poetica inaugurata dallo spettacolo Dove tutto è stato preso (2017). Il campo d’indagine si svilupperà a partire dall’approfondimento delle tematiche sollevate dall’incontro con il testo e la lingua di Kafka. Queste saranno attraversate dagli strumenti drammaturgici, performativi e di ricerca che attengono alla pratica artistica della compagnia e andranno a suggestionare gli argomenti d’interesse attorno a cui si interroga sulla contemporaneità: i dispositivi di creazione di comunità e di cura del presente/futuro, le possibilità che apre la relazione tra io e tu, tra gli altri.
Le parole al centro dell’indagine sono: Popolo, Artista, Infanzia. Il canto di Josefine, atto taumaturgico della protagonista del racconto, evoca un popolo che aprendo un tempo di estasi e grazia, dimentica se stesso e si raccoglie attorno all’artista, alla gioia infantile del gioco, all’origine dell’umano. Josefine e la sua voce -fischio più flebile degli altri, ma traboccante d’incanto e potenza- sono il luogo che intendiamo far emergere scenicamente, dove si stratificano i molteplici livelli di significato del racconto e i vettori, le direzioni, che schiude una sua rilettura oggi. Una di queste attraversa alcuni fatti di cronaca in cui la figura di Josefine sembra mostrarsi e moltiplicarsi in storie di corpi martirizzati dagli effetti della crisi (etica, esistenziale, sociale) del nostro presente nei quali cercheremo il controcanto, ciò che ancora svela un’emozione pura, sopravvissuta, una verità.
“L’emozione" -ci dice Jean-Paul Sartre- “è una condotta magica”, una postura anche politica che intendiamo rintracciare; attraverso il gesto artistico, la condivisione della ricerca e delle pratiche e l’incontro con i territori. Riabilitare l'emozione e l'arte come prerogative di specie, in modo che il confronto generi le coordinate per una ricerca trasversale sui temi del progetto: il popolo, la cittadinanza, cosa e chi siano pubblico e artista nelle dimensioni perfomativa e sociale, uno sguardo sulle potenzialità che la dimensione dell’infanzia apre. Un’infanzia che è cronica in Josefine -nella sua postura inclinata- e con cui diventa tutt’uno durante la performance: Josefine indica un gesto, un movimento che ha a che fare con il ripetere eternamente l’inizio, con la gioia inquieta e sorgiva del gioco.

Il progetto

La ricerca artistica della compagnia esplora la dimensione del ritratto nella sua accezione di “paesaggio che trattiene intimità”, ovvero lo spazio dell’incontro tra le storie di vita e le esperienze collettive. A partire dall’approfondimento delle tematiche sollevate dal testo di Kafka, Josefine si articolerà in diverse tappe di lavoro e di studio. L’elaborazione poetica dei materiali si accompagnerà ad un processo di mappatura narrativa e musicale del territorio che di volta in volta si incontrerà. Attraverso lo studio del luogo, la registrazione di interviste e l’organizzazione di conversazioni con cittadini, artisti locali e le stesse strutture ospitanti, si andrà a stringere l’incontro con il territorio, il cui ritratto sarà integrato all’interno della drammaturgia e dei dispositivi scenici dello spettacolo. In questo modo verrà dato seguito alla pratica di scrittura drammaturgica di Bartolini congiunta alla poetica musicale di Baronio.
I temi che il progetto muove, saranno l’oggetto di studio e d’incontro con gli abitanti: ruolo dell’artista nella società contemporanea, le sue possibilità d’azione politica, la natura dell’identità di un popolo e le potenzialità di una visione universalista a partire dalla riabilitazione dei sentimenti, ovvero dell’infanzia e dell’origine. La traduzione scenica delle video interviste realizzate durante le residenze costruirà un archivio umano e sonoro, un canto collettivo, raccolta di canzoni, emozioni, fatti di cronaca che hanno particolarmente colpito gli abitanti intervistati. Ogni incontro si svilupperà secondo le specificità del territorio e in relazione alle fasi di ricerca dei dispositivi attivati in ognuna delle residenze. Le conversazioni/talk o laboratori saranno la base di una partecipazione attiva da parte del territorio nella costruzione dell’opera, saranno momenti di apertura e condivisone dei materiali raccolti per fare di questo scambio di pratiche, attraverso il gesto artistico, un’esperienza concreta di creazione di comunità temporanee.
Josefine si svilupperà così in ciascun luogo ospitante su un piano d’indagine specifico attorno alla comunità incontrata e alle dimensioni aperte dalle parole popolo, artista e infanzia, attraverso cui la compagnia interroga il contemporaneo.

Josefine dispositivi teatri di vetro 13
Le dimensioni di ricerca fino a ora individuate hanno portato all’elaborazione di tre moduli (Lei dimora nel canto, Attenti alla ragazza che corre, il cielo corre con noi, Il popolo dei topi, o della gloria) in cui s’intendono elaborare distintamente piani e materiali di studio, aprendo il processo di creazione a una formalizzazione che preceda e che sia allo stesso tempo unita organicamente allo spettacolo Josefine.


Lei dimora nel canto primo modulo: lettura /laboratorio*
Lei dimora nel canto prevede la lettura integrale del racconto Josefine, la cantante ovvero il popolo dei topi.
Un’esplorazione intima della lingua di Kafka attraverso uno studio della tecnica attoriale e della pratica performativa che produca una continuità tra voce, canto, parola, suono e presenza, che a sua volta permetta la messa in luce del ritratto di Josefine. Cantante protagonista del racconto, Josefine e la sua voce -fischio più flebile degli altri, ma traboccante d’incanto e potenza- sono il luogo in cui si stratificano i molteplici livelli di significato del racconto a cui vogliamo accostarci e che intendiamo visitare attraverso i medesimi strumenti elementari, primari.


Attenti alla ragazza che corre, il cielo corre con noi secondo modulo: conversazione/performance/installazione
Attenti alla ragazza che corre, il cielo corre con noi indaga i diversi livelli e fonti tematiche presenti nel lavoro attorno a Josefine e come questi si articolino secondo le modalità di ricerca messe in atto dalla compagnia: interviste, conversazioni, libere associazioni, che abbiano come scopo la materializzazione dell’incontro con il reale e con la contemporaneità secondo una scansione poetica. A seguito di un lavoro di interviste audio e video a studiosi, artisti e cittadini, verrà elaborato un video che accosterà queste persone-pensiero ad alcuni fatti di cronaca individuati come chiavi la lettura del racconto di Kafka e di quello che Josefine rappresenta per la compagnia. Attraverso la sperimentazione di una drammaturgia che attivi suggestioni di pensiero scaturite dalle visioni e dall’ascolto, estenderemo un invito al dialogo ad alcuni interlocutori chiamati per l’occasione e al pubblico nello spazio della scena. S’intende cioè aprire un momento di studio ulteriore sul lavoro e sulle direzioni di ragionamento da esplorare o da approfondire a una dimensione compartecipata, che muova dalle domande e questioni che animano il progetto e inviti la stessa compagnia all’esposizione dei suoi materiali e processi di studio e lavoro in uno spazio teatrale a cui si richiede la medesima nudità: una performance modulata attraverso un atto installativo d’immersione. A fare da
collante la ricerca sulla voce, il canto e la canzone.


Il popolo dei topi, o della gloria terzo modulo: performance/installazione itinerante
Il popolo dei topi, o della gloria ha come suo centro la dimensione perfomativa che Josefine solleva, ovvero la (non)performatività e della sua presenza scenica quando canta per il suo popolo adorante -o per meglio dire, fischia, come ogni altro topo e più flebilmente degli altri-, materializzando un potere che attrae fatalmente, e che genera estasi e consolazione, attraverso una prerogativa del tutto comune alla sua specie, in un atto che potrebbe dirsi sciamanico.
Come il fischio per il topo, così il corpo e il linguaggio per l’uomo. Il popolo dei topi, o della gloria intende replicare questa suggestione mediante una performance dalla natura installativa che guidi il pubblico in un percorso itinerante intorno e all’interno del teatro impressionandone il tragitto con delle proiezioni di eventi straordinari che riguardino l’umano (slow-motion di gesti atletici, discorsi di rilevanza storica e sociale, performance canore, etc) che ne inneschino il movimento. Un discorso su cosa e chi sia pubblico e cosa e chi sia artista in una dinamica di scambio e interrelazione di ruolo.

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