Il cielo in una stanza  

di Armando PirozziEmanuele Valenti

in coproduzione con Fondazione Teatri di Napoli - Teatro Bellini 

con Giuseppina Cervizzi Carmela Amedeo, Christian Giroso Avvocato / Romolo Castellani detto il Conte, Sergio Longobardi Alice Nero, Valeria Pollice Agente Immobiliare / Lucia Spadaro, Emanuele Valenti Alfredo Cafiero / Responsabile ufficio emigrazione, Gianni Vastarella Ceraseno Amedeo / Enzuccio Spadaro / Ingegnere napoletano, Peppe Papa voce registrata de Il sotterrato

 

regia Emanuele Valenti

 

scene Tiziano Fario

costumi Daniela Salernitano

disegno luci Giuseppe Di Lorenzo

organizzazione e collaborazione artistica Marina Dammacco

 

assistente costumista Nunzia Russo

macchinista Walter Frediani

datore luci Giuseppe di Lorenzo

sarta Nunzia Russo

 

realizzazione scene Alovisi Attrezzeria – Napoli

costumi Ro.Ca.Gi – Ercolano
service Luci e Fonica Megaride S.A.S – Napoli

trasporti Porcacchia – Roma
foto di scena Giusva Cennamo
grafica Raffaele De Martino
ufficio stampa Katia Prota

 

coordinamento Organizzativo Alessandra Attena

distribuzione Patrizia Natale e 369gradi

organizzazione generale Roberta Russo

___________________________________

info: Marina Dammacco 

348.0561993 | puntacorsara@369gradi.it

                                                            > Punta Corsara   

Il cielo in una stanza, scritta da Gino Paoli e interpretata di Mina nel 1960, è la canzone di un amore che abbatte le pareti di una stanza, il racconto di una storia comune, nata in un luogo intimo, privato, come la propria casa. Se però questa casa crolla, cosa resta del sogno romantico, cosa resta della giovane coppia che l’ha sognato e cosa diventa quel luogo che il crollo ha portato via?

Se quella che ‘non ha più pareti ma alberi infiniti’ è una stanza del 1960, allora sarà parte di un edificio degli anni immediatamente precedenti, quelli anni ’50, magari a Napoli, in cui, proprio attraverso la costruzione e distruzione di case e parti di città, si avviava un processo di trasformazione sociale, secondo un piano regolatore delle esistenze che guardava al futuro e irrimediabilmente stravolgeva le identità conosciute.

Partendo da fonti diaristiche e fatti di cronaca, dall’emigrazione in Svizzera alla speculazione edilizia, viste secondo le logiche dell’evocazione più che la cronologia degli eventi,  il  nostro  racconto  si struttura  come  una  rivisitazione  allucinata  della  classica commedia Eduardiana in tre atti e comincia proprio da qui: il cielo, con il crollo, è entrato veramente   nella   stanza,   che   ora   veramente   'non   ha   più   pareti'. E guardandoci dentro, incontriamo una comunità di personaggi che negli anni ’90 continua a vivere in questa architettura sbilenca, non riuscendo ad allontanarsi da quel che resta del palazzo.

Li incontriamo nel momento in cui vogliono fare i conti con il proprio passato e trovare un modo, costi quel che costi, per archiviarlo e ricominciare a sognare un futuro. Ammesso che questo sogno sia ancora possibile. Ma le posizioni paradossali che, come in una folle sarabanda, si trovano di volta in volta a sostenere o ripudiare, riflettono la confusione in cui turbina ogni loro ideale politico, etico, anche spirituale, e che ricorda molto da vicino il nostro disorientato presente.

 

Lo spettacolo ha debuttato a Napoli nel 2016 in occasione del Napoli Teatro Festival.

Il cielo in una stanza. Una commedia in bilico di Punta Corsara di Armando Pirozzi e Emanuele Valenti è stato pubblicato per le edizioni Napoli MONITOR.

 rassegna stampa

Man mano che la commedia va avanti, emergono a galla i vari pezzi della nostra storia italiana, dall’emigrazione in Svizzera alle speculazioni edilizie, ma soprattuto quel senso di disorientamento che oggi sembra essere così vivo e presente. Bravi.

Francesca De Sanctis / L’Unità

Crescere in un percorso artistico vuol dire anche trasformarsi, superare di volta in volta i propri confini, restando fedeli a se stessi. La compagnia Punta Corsara in questo ha una storia  esemplare,  in  cui  sembra  aver  sempre  studiato  lucidamente  i  propri  passi, preservando la spontaneità degli attori senza cedere mai allo spontaneismo. […] Pirozzi ha scritto con il regista Emanuele Valenti “Il cielo in una stanza”, presentato al Napoli Teatro Festival. È una bizzara piece che comincia come una farsa di Eduardo e finisce come un incubo metropolitano, un po’ teatro di denuncia, un po’ truce spaccato antropologico.

Renato Palazzi / Il Sole 24Ore

Il condominio sito in via Miracolo a Milano 43 ha scale infinite, rese scenicamente da un accatastamento di mobili e praticabili, continuamente attraversati dagli attori. Altra novità rispetto la consueta direzione: i Corsari, forgiati da una sapiente pratica attoriale per la quale le scene sono strumento funzionale e,soprattutto, essenziale, in questo caso e per la prima volta, appoggiano la propria abile maestranza all’ideazione di Tiziano Fario, scenografo tra gli altri di Davide Jodice e di Carmelo Bene. […] Del gioco scenico a cui ci hanno abituato negli anni rimangono tracce di indubbia efficacia, in cui l’azione – come la scena – ruota su se stessa, ma così facendo si amplifica e equilibra il respiro di serietà acquisita.

Viviana Raciti / Teatro e Critica

Si ride, infatti, e nello stesso tempo si riflette su problemi serissimi, ovvero sui (molti) vizi e sulle (poche) virtù della città chiamata Napoli e qui metaforicamente incarnata per l’appunto dal Tafagno, lo stabile costruito negli anni Cinquanta e crollato negli Ottanta perché lo avevano tirato su mettendo la sabbia al posto del cemento.  […] Come si vede, parliamo di un testo estremamente complesso e stratificato, ma che – aggiungo subito – riesce, per l’acume del progetto e l’agilità della scrittura, ad evitare le secche dell’intellettualismo e dell’ideologismo per approdare, appunto, alla dimensione in pari tempo colloquiale e allusiva tipica delle commedie eduardiane: non senza, però (ed è questo il pregio decisivo dell’atto unico di Valenti e Pirozzi), prendere le distanze dallo stesso Eduardo in quanto considerato e frequentato – giusta la battuta citata all’inizio, e sempre nell’ambito di un discorso metaforico – in maniera acritica e «fideistica».

Enrico Fiore / Controscena

Sul  fronte  campano  di  qualità  è  il  nuovo  di Punta  Corsara  che  prende  a  prestito l’intramontabile hit di Gino Paoli Il cielo in una stanza. In un interno distrutto e disagiato, squassato e claustrofobico di macerie (tra Scimone Sframeli e “Le voci di dentro”) un edificio si mostra a flash back, in un rimpallo-palleggio tra gli anni ’50 e i ’90. Emanuele Valentie Armando Pirozzi ritagliano parole cadenzate tra il feroce Schwab, l’appuntito Bernhard, l’inquietante Pinter in questo  palazzo  dove  tutti  sono  sepolti  ma nessuno vuole cedere andandosene. Sotto cumuli labirintici di cunicoli e mura crollate sta il popolo napoletano, ma potrebbe essere ampliato a quello italiano, in questo girone dantesco di chiusure e urocrazia, se ne stanno sotterrati in equilibrio precario vivendo alla giornata, vittime impotenti di una cappa che li blocca nell’immobilismo, tra senso di colpa  e  vittimismo, voglia  di  cambiare  e  intima  convinzione  dell’impossibilità  del mutamento che frustra prima dell’azione: «Perché in questa città deve finire tutto alla De Filippo, tutto in farsa?». Napoli intanto risplende, limite e grandezza dei napoletani.

Tommaso Chimenti / Il blog  de Il fatto quotidiano

Su un orizzonte fin troppo contemporaneo di abusi edilizi, corruzione politica e cronache di napoletani  emigranti,  gli  autori  Emanuele  Valenti  e  Armando  Pirozzi  costruiscono  un raffinato sistema escatologico di coralità, assoli e fermi immagine di una comicità sagace e godibilissima in cui le figure classiche della commedia partenopea si dilatano al limite dell’assurdo […]Una teatralità onesta, originale e artigianale è la forza di Punta Corsara che  con  questo  debutto  si  conferma  una  delle  giovani  compagnie  più  valide  del contemporaneo napoletano con quel piglio giusto per ubriacare le platee nazionali.

Francesca Saturnino / Che Teatro Fa (La Repubblica)

Il cielo in una stanza, la drammaturgia scritta da Emanuele Valenti e Armando Pirozzi, ha una forma esile, è come un piano rialzato di un palazzo o una mansarda dichiarata abitabile, sembra cioè una scrittura sorta in aggiunta all'ampia tradizione drammaturgica su cemento e crollo a Napoli. Una quarantina di pagine, sette scene tenute in una cornice formata da prologo ed epilogo. In realtà, a leggerla e rileggerla, la drammaturgia svela compattezza e la natura precisa del progetto: […] C'è questo, infatti, di spaventoso – e di terribile – che ci riguarda in quanto cittadini (e che ancora più riguarda la generazione dei trenta/quarantenni che si aggira adesso tra macerie politico-ideologiche, sociali, lavorative, culturali e urbanistiche e che appare incerta sul da farsi) ne Il cielo in una stanza: che le responsabilità (certificabili, associate a un nome e un cognome, leggibili nelle date e quantificabili seguendo i flussi di denaro, rafforzate da compiacenze che risultano provabili, favorite da conflitti d'interesse e messa all'asta della propria dignità che sono evidenti) vengono scontate solo dal pesce piccolo, confuse nella perenne nebbia del trasformismo o associate all'erede e, nel contempo, restano come un fardello sulle spalle di chi ne rimane vittima. Se ne stanno a mezz'aria, come pulvisolo inafferrabile, le colpe di coloro che furono i veri responsabili. In basso intanto persevera, atroce e comica, la lotta quotidiana mentre in alto − per dirla con La Capria − “il cielo, inalterabile”, che “è sempre una gioia immensa, lontana, struggente”, ci sovrasta facendoci da tetto e illudendoci che una bellezza esista, che esista una giustizia.

Alessandro Toppi / Il Pickwick

   Contattaci      

369gradi srl  

Via di Mezzocammino 151, 00128 Roma  

P.Iva 12458271009  

info@369gradi.it   ||   skype: 369gradi