di e con Tamara Bartolini / Michele Baronio


drammaturgia Tamara Bartolini
scene e paesaggio sonoro Michele Baronio

 

assistente alla regia, foto, grafica Margherita Masè
 

produzione Bartolini/Baronio, 369gradi, Infinito, Capotrave/Kilowatt

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info: Benedetta Boggio

info@369gradi.it

                                                                                     > Bartolini / Baronio   

  9 Lune  

9 Lune è il progetto ideato per Kilowatt Festival 2019 da Bartolini/Baronio in occasione del cinquantennale del primo sbarco sulla Luna, con cui s’intende dare seguito alla ricerca poetica sul tema della casa e dell’abitare portata avanti dalla compagnia negli ultimi anni. Il campo d’indagine si è sviluppato a partire dall’approfondimento dell’evento del 20 luglio 1969 che portò 900 milioni di persone a riunirsi attorno alle televisioni di tutto il mondo per seguire la prima maratona televisiva della storia, condividendo lo stupore e la meraviglia della realizzazione di uno dei sogni più antichi del genere umano.

 

“Alla base di tutti i possibili motivi del viaggio nello spazio” - scrive Primo Levi - “si intravede un archetipo; l'intrico del calcolo, sta forse oscura obbedienza a un impulso nato con la vita e ad essa necessario, lo stesso che spinge i semi dei pioppo ad avvolgersi di bambagia per volare lontani nel vento, e le rane, dopo l'ultima metamorfosi, a migrare ostinate di stagno in stagno, a rischio della vita: è la spinta a disseminarsi, a disperdersi su un territorio vasto quanto è possibile».

 

Quella notte segnò la storia. Quei giorni resero chiaro il significato del desiderio (dal latino “de” ”sideris”, letteralmente “mancanza di stelle”) secondo la ricostruzione etimologica di Umberto Galimberti: “lo stare sotto le stelle ed attendere”. Un mese dopo, migliaia di ragazzi si ritrovarono a Woodstock per tradurre in musica lo spirito del proprio tempo. Mentre la guerra in Vietnam continuava ad uccidere, milioni di occhi e orecchie all’unisono ascoltarono, guardarono e intanto immaginarono e desiderarono un futuro diverso. Un sogno si stava realizzando davanti a loro. Cinquant’anni dopo abbiamo ancora la forza di immaginare un sogno? Abbiamo ancora il coraggio di lanciare a un futuro che è già qui un desiderio di cambiamento? Come vediamo la terra da quei desideri?

 

Da qui siamo partiti, suggestionando gli argomenti e i temi d’interesse attorno a cui interroghiamo la contemporaneità: dai dispositivi di creazione di comunità e di cura del presente/futuro, dalle possibilità che apre la relazione con l’Altro, ovvero attraversando il desiderio di raggiungere insieme qualcosa di assolutamente Altro traducendolo in strumenti drammaturgici, performativi e di ricerca che attengono alla nostra pratica artistica.

 

Il progetto si è articolato con un periodo di residenza in cui abbiamo incontrato nove persone e nove spazi, individuate con l’aiuto della direzione artistica del Festival: 9 abitanti di Sansepolcro e le loro rispettive case - o spazi a loro collegati anche di natura diversa -, in cui durante i giorni del Festival andranno in scena le nove performance. Abbiamo lavorato ad una raccolta dei materiali realizzata attraverso interviste agli abitanti che hanno avuto come filo conduttore l’esperienza dello sbarco sulla luna e la musica: Dov’eri quando c’è stato l’allunaggio? Se non eri ancora nato cosa rappresenta per te quel giorno di 50 anni fa? Qual è “la luna” di oggi? Con quale canzone lasceresti il pianeta? E quale canzone lasceresti al pianeta? Se potessi guardare la terra dalla luna quale desiderio lanceresti sulla terra? Quale canzone le faresti ascoltare da lassù perché possa ritrovare il sogno da sognare?

 

Oliver Sacks in Musicofilia ci insegna infatti che “noi esseri umani, come specie, siamo creature musicali non meno che linguistiche”. Così anche noi, lavorando da anni sul ritratto e la biografia come luoghi privilegiati di ricerca, siamo in ascolto della melodia dell’universo, delle melodie dietro le storie di vita e delle storie dietro le melodie che abbiamo incontrato. Tutti questi universi, insieme, saranno cuciti in un paesaggio umano e sonoro che riproduca la narrazione del territorio proprio come suo ritratto in musica e parola. La musica è il dispositivo per ricondurci alla nostra storia, e di più, per fondare la relazione e ritrovare un immaginario comune. Attraverso le interviste e le domande andremo quindi a stringere il nostro incontro con il territorio, e proprio questo incontro comporrà la drammaturgia delle performance, in modo che il racconto di ogni persona di sé stessa sia restituito poi come paesaggio, attraverso gli strumenti su cui da sempre lavoriamo come momenti di comunitari: la lettura, la musica, la prossimità.

 

9 Lune si svolge durante i 9 giorni del Festival: 9 giorni, 9 performance, 9 persone, 9 case di Sansepolcro che ci ospiteranno. 9 canzoni, un LP: 9 lune da raccontare, costruite con gli abitanti, da condividere con il pubblico invitato in ogni casa  a guardare lo sbarco sulla nostra luna. Uno spettacolo itinerante fatto di letture, voci, canzoni, visioni, ricordi. Un viaggio sonoro come fosse un ritorno al pianeta. Ogni casa un punto da cui guardare al mondo come guardiamo alle stelle.

L’ultimo giorno, l’ultima luna, riattraverserà le otto performance dei giorni precedenti, in una performance unica. Una sorta di vinile, di LP, al cui interno troveremo le tracce delle canzoni, dei racconti, dei paesaggi lunari e dei desideri lanciati nei giorni precedenti. Un evento collettivo, un allestimento circolare in grado di allargare quella prossimità di cui abbiamo fatto esperienza nelle giornate precedenti a una platea più vasta e che vedrà la collaborazione della Filarmonica di Sansepolcro. Chiuderemo dunque le 9 Lune con un riverbero di quel 5 agosto del 1969 quando subito dopo l’allunaggio, a Woodstock, un’intera generazione si è riunita proprio nell’ascolto della musica, ritrovandosi in un desiderio realizzato. Un momento di ascolto comunitario, un viaggio sonoro da fare insieme, che ci unisce all’altro accanto a noi, che ci fa tornare un po' bambini con quello stupore di quando si guardano le cose per la prima volta, tutti insieme a fare lo stesso sogno, ascoltando canzoni che ci uniscono, proiettati sulla luna a lanciare desideri per la terra.

 

L’episodio dello sbarco sulla luna diventa dunque un contenitore e la musica un dispositivo per entrare dentro le case e i luoghi di un territorio e raccontarne le storie, i sogni, i desideri e le ambizioni. Ma questo nuovo sbarco, questo nuovo viaggio, è un ritorno al nostro Pianeta Terra, un ragionamento anche sul senso del fare teatro, per progettare e realizzare temporaneamente insieme agli abitanti e al pubblico nuovi spazi di convivenza. Utopia? Sogno? Forse. Ma quale migliore luogo per realizzare questo sogno se non la Luna? Quale migliore metafora per realizzare questa “utopia” se non la Luna “patrimonio comune dell’umanità dove sono bandite, oltre alle armi, qualunque forma di appropriazione nazionale o rivendicazione di sovranità, nonché l’esercizio della proprietà privata”?

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